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Il Cappero
Capparis spinosa L. ,
famiglia delle Capparidaceae. E’ un arbusto con numerosi
fusti, flessuosi e glabri, foglie alterne, intere, ovali molto
arrotondate, di colore verde scuro, che portano alla base del
picciolo due spine (che a volte mancano); fiori grandi,
zigomorfi, biancorosati con sfumature violacee, con il calice
formato da quattro sepali coriacei, la corolla formata da
quattro grandi petali, stami numerosi e lunghi ed ovario
portato da un lungo ginoforo. Il frutto è una bacca ovale
allungata, coriacea, che contiene numerosi semi.
"In qualunque isola dell' Arcipelago eolico vi imbatterete in
una pianta molto bella dai morbidi rami che da un lungo ceppo
di arbusto si irradiano a raggiera, esibendo al caldo sole
foglie ovali, verde lucido e smaglianti e meravigliosi fiori
bianco-rosati. Si tratta appunto del Cappero. In dialetto si
chiama càpparu o chiàppara.
In genere spontaneo nel bacino del Mediterraneo, alle Eolie è
oggetto di cure amorose, essendogli legata una delle attività
agricole preminenti. Sono appunto i bottoni floreali dei suoi
splendidi fiori i capperi ben noti alla nostra gola. "Perciò,
quando nelle Isole Eolie vedrete grandi fioriture di cappero,
sappiate che lì l'uomo ha abdicato al suo millenario ruolo di
coltivatore".
Il vero frutto è invece una bacca ovale, chiamata in dialetto
cucùnciu, anch' esso, se raccolto molto acerbo, ottimo sotto
aceto. Al cucùnciu è legata la particolare forma di
disseminazione epizoa del cappero: quando la bacca giunge a
maturità, si apre, e la lucertola si avvicina per cibarsi del
liquido, zuccherino e vischioso, in cui sono immersi i semi, i
quali restano così attaccati al suo corpo; quando poi la
lucertola torna al suo nido, nelle crepe dei muri o delle
rocce, vi depone, inconsapevole, i semi del cappero: si
spiegano così quegli incredibili cespugli di cappero che
spuntano rigogliosi dai luoghi più impensati e scoscesi. Del
cappero ha proprietà farmacologiche, note in letteratura,
soprattutto la corteccia della radice, che contiene un
glucoside, la capparirutina, con attività fondamentalmente
diuretica.
I vecchi isolani sapevano ricavarne anche dalla corteccia un
decotto medicinale dalla notevole efficacia antiartritica e
diuretica". Per una malattia, in passato molto diffusa, che
comportava febbre alternante e furmiculiu (formicolio) della
milza (probabilmente brucellosi), si pestavano insieme in un
murtaru (mortaio) di marmo con un pistuni (pestello) di legno
la scorza della radice del càpparu muoddu (cappero selvatico),
raccolta ad est, con la scorza della radice del noce. L'
impasto ottenuto veniva posto al mattino, prima del sorgere
del sole, sulla mèusa (milza) e fasciato cu 'na fascia di tila
fatta 'n casa (con una fascia di tela fatta in casa) per tre
settimane, rinnovandolo ogni giorno, fino alla scomparsa della
febbre.L' attività medicinale del cappero è stata comunque fin
dall'antichità conosciuta ed apprezzata
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