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I colori delle Eolie

A Nord-Est della Sicilia esiste un angolo di paradiso dove il mistero della natura pare riflettersi nelle acque di un mare sempre azzurro. Si ha quasi l'impressione di ammirare qualcosa di magico, che appar­tiene all'inizio del mondo: sette isole, numero mistico e dalle molteplici simbologie, affiorano dalle acque come a evocare il mistero di Atlantide, sette schegge di terra lavica che tagliano l'orizzonte

©Vittorio Salamone

 e disegnano il fascino di un panorama che invita alla scoperta. Non è un caso che questo scenario abbia colpito l'attenzione e la fanta­sia di scrittori, poeti, artisti; viaggiatori del passato che hanno subìto l'attrazione irresistibile per questi mondi e ne hanno voluto ripercorrere e riproporre la ruvida, originale (o è il caso di dire "originaria"?), selvaggia bellezza attraverso i loro dipinti, i loro scritti, i loro diari. Atlantide, si diceva: il continente misteriosamente scomparso, inghiottito dalle acque e forse riemerso, come attraverso un processo catartico, nei frammenti delle isole Eolie, affiorate più di 700.000 anni fa, partorite dal mare, testimoni di ere e di realtà geologiche riportate in superficie e ancora almeno in parte  tutte da scoprire.

© B. Taleni

Sono nati così, attraverso una formazione lenta e sofferta, i paesaggi sorprendenti di queste terre come sottratte al mare: scenari unici di grotte, di faraglioni, di obelischi naturali, spigolosità alternate allo

stupore di spiagge nerissime e costituite da minuscoli frantumi di lava, pareti improvvisamente lisce e levigate dal vento. Un mondo pittoresco o fotogenico a seconda delle epoche, dalle apparenze burbere e talvolta inquietanti, da scoprire e ritrarre con attenzione, con il dovuto rispetto. Eppure c'è chi ha osato, fin da epoche remotissime, fermarsi qui, creare insediamenti, vivere. Ché il terreno vulcanico - oggi si sa, un tempo lo si scopriva con soddisfazione  è fertilissimo, ideale per praticare l'agricoltura.

Facile a dirsi: ci voleva del bello e del buono per ridisegnare il paesaggio, appianarne pendenze e asperità, predisporlo ad accogliere le sementi che avrebbero generato l'ulivo e la vite così

©Vittorio Salamone

come il cappero, il mandorlo, il fico: rimanevano da alzare intere pareti, incastrare pietra con pietra fino a erigere lunghi muretti a secco, veri e propri argini per i terrazzamenti artificiali, lembi di pianura imposti dall'uomo, sezioni di campi idonei alla coltivazione.
Né era agevole ritagliarsi lo spazio nella vegetazione, un tempo orgogliosa e selvatica, con i rilievi letteralmente avvolti dalle foreste di lecci, di querce, con la macchia mediterranea a sgomitare fra le righe di un racconto tracciato dal verde.
La stessa lava fertile sarebbe venuta bene anche per costruire le prime case: materiale solido, poroso, perfetto per isolare tempeste, calure, per riparare da piogge sospinte dai venti desertici.

Non c'era tempo per gli estetismi, né d'altronde li consentiva un materiale difficile da plasmare                                 

© azienda di soggiorno e turismo delle isole eolie per gentile concessione

 

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