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La presenza dell’uomo in questo sito risale ad epoche
protostoriche: testimonianze del suo passaggio si trovano nelle
numerose grotte artificiali (Grotte dei Rossi), scavate nel
tufo, che si ritiene abbiano avuto funzione cimiteriale. Il
paesaggio dell’isola è interrotto da opere di terrazzamento,
coltivazioni a frutteto ed a vigneto. In questo territorio, per
un certo periodo, funzionò l’industria estrattiva e vi fu
impiantata un’attività che comprendeva l’estrazione e la
raffinazione dello zolfo, l’estrazione di allume e la produzione
di acido borico, che durò sino alla disastrosa eruzione del
1888. Sull’istmo che collega la penisoletta di Vulcanello a
Vulcano esiste ancora una casa costruita nel XIX sec., dalla
quale si comunicava con Lipari, attraverso il telegrafo. Vi
abitava un certo Stevenson, ricco imprenditore scozzese, che
nella seconda metà dell’Ottocento volle dare impulso
all’economia locale, riattivando la miniera, impiantando la
coltivazione dei primi vigneti, scavando pozzi di acqua potabile
e tentando di rimboschire i versanti di alcune alture. La moria
delle viti a causa della fillossera e l’ultima eruzione del Gran
Cratere (1888-1890), che portò all’interruzione delle attività
minerarie, infersero un duro colpo all’economia della
popolazione locale che, vedendo sparire in modo repentino il suo
cespite di guadagno, fu costretta ad abbandonare l’isola, alla
ricerca di condizioni di vita migliori. A poco a poco, grazie al
turismo, è iniziata la ripresa, anche se ogni anno aumenta in
maniera sempre più massiccia ed incontrollata, ed è fortemente
centrata sulla valorizzazione delle proprietà curative dei
fanghi e delle sorgenti termali.
Conosciuto anche come Fossa di Vulcano (391 m s.l.m.), si è
formato circa 10.000 anni fa: l’ultima eruzione, iniziata
nell’agosto 1888 e conclusasi nel marzo 1890, rappresentò il
momento culminante di un’intensa attività fumarolica che durava
dal XVIII sec.. Da quel momento il vulcano si è limitato
all’attività secondaria: lungo i suoi fianchi, da fessure della
superficie, vengono emessi vapori fortemente saturi di zolfo a
temperature comprese tra i 100° ed i 200°C: il contatto con
l’aria fredda provoca la cristallizzazione dello zolfo che da
gas passa subito allo stadio minerale, orlando le aperture delle
fumarole di delicate gemmazioni cristalline, di color giallo
citrino. Molto bella l’ascensione al cratere lungo un percorso
che, dapprima tranquillo, attraverso le macchie della rara
ginestra efedroide, diventa sempre più scosceso ed accidentato,
punteggiato dalle particolarissime bombe a crosta di pane. Dalla
sommità, lo sguardo spazia sul panorama e si potrà osservare la
complessa conformazione della bocca, ampia circa 500 m.
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Le bombe a crosta di
pane |
Sono formazioni scoriacee leggere molto particolari, che
all’interno hanno un nucleo di pomice (segno che la lava si
trovava a temperature elevate ed è raffreddata lentamente) ed
una crosta vetrosa di nera ossidiana spessa da uno a 2 cm (lava
a basse temperature, raffreddatasi rapidamente).
Per gentile concessione
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