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L’isola è abitata a nord,
nel paesino che porta lo stesso suo nome, negli insediamenti
di San Vincenzo e di San Bartolo, dove le case sono
arroccate attorno alle due chiese, a cui si arriva da una
comoda strada asfaltata che si diparte dal porto di Scari.
Andando verso l’abitato di Stromboli, si attraversa prima la
località Piscità, dove si trova un vecchio mulino a vapore,
quindi si passa da Ficogrande che fino alla fine
dell’Ottocento era il porto commerciale dell’isola e
possedeva una flotta di una settantina di velieri che
toccavano diversi porti del Mediterraneo e dell’Atlantico
col carico di vini eoliani: al ritorno le imbarcazioni
trasportavano il frumento necessario alla popolazione
locale. Questa fiorente attività però tramontò con l’avvento
delle barche a vapore e degli scali ferroviari.
Un altro centro abitato si trova sulla costa occidentale, in
località Ginostra, villaggio isolato dal resto dell’isola,
difficilmente raggiungibile, a cui si accede solo per mare
da Scalo Pertuso, piccolo porto naturale nascosto dagli
scogli: qui vivono 30 strombolani “irriducibili”. Un tempo i
suoi abitanti coltivavano olivi e uve da cui si produceva
una vellutata malvasia come nel resto dell’isola. Spesso
questo villaggio è salito agli onori della cronaca per
l’evidentissimo rischio vulcanico cui è sottoposto (non è
molto lontano dalla Sciara del Fuoco).
L’isola, chiamata dai Greci Strongyle per la sua forma
(“rotonda” o “la trottola”), fu abitata fin dall’età del
Neolitico superiore (3.000 a.C.). Scavi archeologici,
condotti in più punti del territorio, hanno portato alla
luce tracce di un insediamento del 2.500 a.C.: capanne di un
villaggio della prima età del Bronzo con l’impronta
culturale di Capo Graziano del 1.500 a.C.; tombe del IV sec.
a.C.; tombe di età romana; a Ginostra è stato trovato un
insediamento del 3° millennio con impronta culturale di
Piano Quartana. Il materiale raccolto è custodito al Museo
di Lipari. La popolazione di Stromboli si è ridotta
drasticamente in seguito ad una forte eruzione cui seguì uno
spaventoso maremoto, negli anni ’30, che mise in fuga la
popolazione terrorizzata. Oggi l’economia dell’isola punta
fondamentalmente sullo sviluppo di un turismo
eco-compatibile.
Per gentile concessione
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