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Salina è l'isola
dell'arcipelago eoliano con i rilievi più alti (Monte Fossa
delle Felci, 961 m e Monte dei Porri, 860 m) e la seconda, dopo
Lipari (26,8 km2), come estensione.
Il suo territorio, in gran parte occupato da coltivazioni e
vigneti, è diviso in tre comuni, Santa Marina, Malfa e Leni, che
comprendono sei centri abitati con un totale di circa 2.500
abitanti. Chiamata Didyme (gemella) da Strabone e Plinio per i
due coni vulcanici che ne caratterizzano il profilo, in tempi
più recenti il suo nome è diventato prima Le Saline e poi
Salina, con chiaro riferimento alla produzione di sale, specie
nella zona di Lingua.
I fondali intorno all'isola sono poco profondi in direzione
della vicina Lipari, mentre scendono rapidamente a oltre -1000
metri nelle altre direzioni. A Nord, a poca distanza dalla
costa, un vulcano sommerso, che arriva a soli -7,5 m dalla
superficie del mare e forma la Secca del Capo, è stato
probabilmente il primo vulcano attivo nell'area.
L'attività vulcanica, dopo aver costruito la base sommersa
dell'isola, è proseguita in superficie in maniera discontinua in
un arco di tempo compreso tra circa 500.000 e 13.000 anni fa.
Salina è stata una tra le prime isole dell'arcipelago ad
emergere dal mare e, in superficie, si riconoscono almeno sei
vulcani, in parte sovrapposti. I prodotti delle eruzioni più
antiche (Serra del Capo, Pizzo Corvo, Monte Rivi e una fase
eruttiva iniziale del Monte Fossa delle Felci) sono separati da
quelli di eruzioni successive (seconda fase eruttiva del Monte
Fossa delle Felci, Monte dei Porri e Pollara) da sedimenti
derivanti dall'erosione avvenuta nel corso di una lunga fase di
inattività e da depositi di spiaggia e conglomerati formatisi
nel periodo che separò le due epoche glaciali Riss e Wurm.
Probabilmente, le prime eruzioni sopra il livello dell'acqua
sono avvenute nel corso dell'epoca glaciale Mindel, quando il
mare era più basso dell'attuale, essendo gran parte dell'acqua
superficiale assorbita dall'espansione delle calotte glaciali.
Nelle fasi interglaciali, con il progressivo sciogliersi dei
ghiacci, il livello delle acque marine si è innalzato. In tutta
l'area del Tirreno, spiagge fossili dei periodi interglaciali
sono ora sopraelevate anche di centinaia di metri, benché alla
loro posizione abbiano contribuito anche i movimenti della
crosta terrestre.
I prodotti delle eruzioni avvenute nel corso del primo lungo
periodo di attività vulcanica in superficie sono datati tra
circa 430000 e 127.000 anni fa. Si tratta in prevalenza di
colate di lava e di strati di scorie che testimoniano attività
effusiva alternata a fasi debolmente esplosive, avvenute lungo
una frattura in corrispondenza di Serra del Capo (vulcani
Rivi-Capo) e dal vulcano centrale Corvo. I prodotti più antichi
del complesso vulcanico Rivi-Capo sono lave, seguite da
un'alternanza di banchi di scorie e sottili colate. Al vulcano
Corvo sono invece attribuite solo colate di lava.
Una volta divenuti inattivi, l'erosione ha progressivamente
smembrato questi vulcani e messo in evidenza la loro parte
interna con le vie di risalita del magma che risaltano, sotto
forma di dicchi, lungo le falesie tra Filo di Branda e Praiola
(quelle del Corvo) e tra Capo Faro e Malfa (quelle del Capo e di
Rivi).
La parte centrale di Monte Rivi è visibile lungo il Vallone
della Fontana. Dai resti delle strutture, si deduce che i primi
vulcani avevano dimensioni paragonabili a quelli ancora oggi ben
conservati del Porri e del Fossa delle Felci.
La conca di Pollara, chiusa a Sud-Ovest dalla falesia Filo di
Branda, formata dalle lave del complesso del Corvo
L'attività in superficie del vulcano Fossa delle Felci è datata
all'incirca tra 127.000 e 100.000 anni fa. Una prolungata
interruzione, segnalata da un livello di conglomerati che si
ritrova anche sulle altre isole dell'arcipelago e sulle coste
della penisola, separa questa prima fase eruttiva da quella
successiva, datata tra 24.000 e 13.000 anni fa.
Alla fase eruttiva che precede la formazione del livello di
conglomerati si deve la costruzione di gran parte dell'edificio
vulcanico del Fossa. I prodotti delle prime eruzioni in
superficie sono strati di scorie nere, che testimoniano
un'attività esplosiva con fontane di lava, insieme a lanci di
grossi massi balistici, e colate di lava di piccolo spessore.
Questa fase si chiude con la formazione del duomo lavico di P.ta
delle Tre Pietre e l'emissione di altre brevi colate di lava.
I prodotti delle eruzioni esplosive del vulcano Fossa sono
caduti su una vasta area, ricoprendo in parte i resti dei due
vulcani più antichi, Rivi e Capo.
Dopo il lungo periodo di inattività, le eruzioni del Fossa sono
riprese, intorno a 24.000 anni fa, con diverse fasi esplosive di
differente intensità. Strati di pomici da caduta e ceneri da
flusso, derivanti dalle eruzioni più violente, si alternano a
strati di scorie nere, prodotte da attività stromboliana,
deformati dagli impatti di numerose bombe vulcaniche. Le ultime
eruzioni, datate intorno a 13.000 anni fa, sono di tipo
effusivo.
Contemporaneamente alle ultime fasi eruttive del vulcano Fossa è
attivo anche il vulcano Porri, i cui prodotti si trovano tutti
sopra il conglomerato formatosi intorno a 100.000 anni fa.
Questo vulcano, situato nella zona occidentale di Salina, è ora
un cono simmetrico e con fianchi ripidi, formato da
un'alternanza di lave e prodotti piroclastici. Il primo centro
eruttivo si è aperto probabilmente in mare con una violenta
attività esplosiva alla quale sono ricollegati i depositi di
brecce, derivanti dalle fasi di apertura del condotto, e gli
strati di pomici da caduta e ceneri da flusso che si trovano
fino in cima al Monte Fossa delle Felci. Questi prodotti, sul
lato occidentale del vulcano, sono ricoperti da circa 20 m di
materiale rimaneggiato.
La successiva fase eruttiva del Porri è ancora di tipo
esplosivo. I depositi di brecce si alternano a ceneri da flusso,
sulle quali numerose bombe balistiche hanno lasciato profondi
segni di impatto. I prodotti di questa fase hanno uno spessore
di circa 50 m e hanno formato un cono regolare intorno al centro
di emissione, che era probabilmente spostato di oltre un
chilometro a Sud-Est dell'attuale cratere, nascosto poi dai
prodotti delle eruzioni successive. L'ultimo ciclo di attività,
il cui inizio è datato intorno a 30.000 anni fa, ha formato il
cratere e gran parte della struttura attualmente visibile del
Monte dei Porri. L'attività è stata prevalentemente effusiva,
con colate di lava, alternata a fasi moderatamente esplosive.
Tra 30.000 e 13.000 anni fa, l'isola doveva essere un unico
vulcano fumante e, probabilmente, cominciava ad assumere una
forma simile a quella attuale. Infatti, le ultime fasi eruttive
del Porri coincidono con l'inizio dell'attività nell'area di
Pollara, mentre è attivo anche il Fossa delle Felci, le cui
ultime eruzioni di ceneri e scorie sono più recenti di 24.000
anni.
Il centro di Pollara, formatosi nell'area di Nord-Ovest,
rappresenta il vulcano più recente di Salina. Le sue eruzioni,
iniziate 30.000 anni fa e terminate in un periodo successivo a
13.000 anni fa, hanno lasciato un vasto cratere del diametro di
circa un chilometro e mezzo, ormai quasi completamente
cancellato dall'erosione. La prima attività di Pollara è stata
di tipo effusivo, con colate di lava i cui resti formano Punta
del Perciato e il Faraglione.
Le successive eruzioni esplosive che hanno lasciato l'ampio
cratere, circondato da un basso anello di tufo, sono
probabilmente avvenute da una bocca che si troverebbe nel mare
di fronte all'attuale costa.
Schema semplicativo delle principali fasi erosive del cratere di
Pollara
Gli eventi esplosivi principali di Pollara sono stati almeno
due, separati da una fase di stasi. I depositi consistono in
pomici da caduta e in oltre 70 m di prodotti da flusso delle
ultime fasi esplosive. In epoche successive, prima
dell'erosione, all'interno della struttura si è formato uno
specchio d'acqua, sul fondo del quale si sono accumulati i
depositi di tipo lacustre che riempiono la parte ancora visibile
del cratere. |