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SANTA
MARINA-MALFA-POLLARA-VALDICHIESA-RINELLA
Il modo più semplice per fare escursioni sull'isola è noleggiare
un mezzo di trasporto al porto di Santa Marina, anche se è
possibile utilizzare i pullman di linea. Quasi tutti i punti di
osservazione si allontanano di pochi metri dalla strada
asfaltata, ma è comunque consigliato un abbigliamento comodo e
una riserva di acqua. Il giro proposto si può fare comodamente
in una giornata.
Esistono numerosi sentieri segnalati per escursioni a piedi.
1 - Il primo tratto di strada
alle spalle di Santa Marina attraversa prevalentemente accumuli
di scorie, la cui attribuzione non è sempre sicura, data la
vicinanza dei diversi punti eruttivi, la similitudine dei
depositi e, a volte, anche la contrastante interpretazione di
diversi autori. Alcuni prodotti sono delle eruzioni finali del
complesso Rivi-Capo, altri di quelle iniziali del Fossa delle
Felci, che arrivano fino a coprire la cima del Monte Rivi,
simili fra di loro, anche come composizione chimica, ma si
trovano anche strati di scorie del vulcano Porri.
Dopo il bivio tra la vecchia strada che sale dal paese e la
circonvallazione, al centro di un'ampia curva, si vede una
successione di sottili livelli di ceneri e scorie nere, sopra i
quali, separate da un paleosuolo e con geometria discordante, vi
è un deposito di ceneri e scorie rossastre stratificate. Questa
situazione stratigrafica rispecchia due eventi eruttivi,
differenti tra loro e separati da un intervallo di tempo.
All'attività esplosiva di tipo stromboliano che ha formato la
successione di materiale fine di colore nero, è seguito un
periodo durante il quale i depositi sono stati erosi.
La pausa è durata un tempo sufficiente a provocare l'alterazione
della superficie erosionale, fino alla formazione del suolo
rossiccio che separa i due depositi. I prodotti dell'evento
successivo hanno riempito gli avvallamenti creati dall'erosione,
caratteristica che distingue i depositi dei flussi piroclastici.
La presenza di un paleosuolo in un solo affioramento indica
l'assenza di prodotti vulcanici in quel punto per un certo
tempo, ma non esclude che, nel frattempo, altre eruzioni dello
stesso vulcano abbiano distribuito i loro prodotti in altri
settori.
2 - Poco oltre, gli strati di scorie rossastre sono a loro volta
incisi da profondi canali, riempiti di ceneri e scorie grigie.
Benchè in questo caso non si noti un paleosuolo tra i prodotti,
la formazione del canale e il suo riempimento indicano la
successione di due eventi eruttivi distinti.
Sul versante che rappresenta i resti del vulcano Capo, risaltano
gli spessi strati di scorie nere e rosse, prodotti da fontane di
lava e da esplosioni di tipo stromboliano. La marcata differenza
di colore nelle scorie da caduta, comune sia nei depositi delle
fasi finali del vulcano Rivi che in quelli delle fasi iniziali
del Fossa delle Felci, è attribuita al diverso grado di
ossidazione dopo la formazione del deposito. L'analisi dei
prodotti ha rivelato caratteristiche che indicano un accumulo
più rapido nelle scorie rosse, rispetto agli strati di scorie
nere, sia per una minore altezza delle esplosioni stromboliane,
sia per un meccanismo di deposizione simile a brevi franamenti.
3 - Intorno al km 13 della strada provinciale 182, in un'area
adibita a discarica pubblica, si possono osservare da vicino gli
strati di scorie da caduta. Nella parte alta, la successione è
interrotta da una superficie erosiva e da un paleosuolo
rossiccio.
La strada continua per un lungo tratto tra le piroclastiti dai
colori accesi.
Osservati in dettaglio, i singoli strati, anche quando si
alternano nello spessore di pochi metri, sono omogenei per
colore e per dimensioni medie dei piroclasti.
Le marcate variazioni tra uno strato e l'altro testimoniano
un'attività intermittente, a impulsi, con cambiamento nelle
condizioni eruttive (altezza dei lanci, tasso di emissione,
frammentazione più o meno intensa del magma nelle esplosioni,
ecc.) tra un episodio e l'altro.
4 - In prossimità di Capo Faro si incontra uno spiazzo, sulla
destra della strada. Guardando da questo punto in basso, verso
il mare, si vede la falesia con i prodotti del vulcano Rivi-Capo
alla base e, in discordanza geometrica, sopra uno strato di
conglomerato, i prodotti dei vulcani più recenti.
5 - Si prosegue fino al bivio verso Malfa. Si scende verso il
paese e si arriva fino al Porto. Con le spalle rivolte al mare,
a destra si vedono le colate di lava che formano Punta Scario.
Dal Porto di Malfa, a sinistra (spalle al mare) inizia l'alta
falesia in direzione di Capo Faro, formata dai prodotti più
antichi del complesso Rivi-Capo, separati da quelli successivi
da uno strato di conglomerato. Per una completa visione della
falesia, con i dicchi di alimentazione del vulcano Capo e il
livello di conglomerato che individua le due principali epoche
eruttive dell'isola, si consiglia di utilizzare una barca.
6 - Dal bivio per Pollara, e nei successivi 4 km, si vedono i
depositi dell'eruzione di Pollara. Gran parte dei prodotti della
fase esplosiva dell'ultima eruzione avvenuta a Salina (più
recente di 13.000 anni fa) sono pomici chiare, tra le quali
spiccano isolati litici scuri, messi in evidenza dall'erosione.
Le bianche pareti, scavate dal vento con forme a "tafoni",
conferiscono a questa parte dell'isola un aspetto molto
particolare e suggestivo.
Via via che ci si avvicina al cratere, i pezzi di roccia scura
diventano sempre più grandi e presentano spesso profonde
impronte da impatto. Nelle esplosioni più violente, questi
grossi litici erano lanciati direttamente dal cratere, seguivano
in aria una traiettoria balistica e ricadevano sui prodotti già
al suolo. I depositi di pomici bianche, derivanti dalle fasi
finali dell'eruzione di Pollara, sono i più abbondanti
dell'eruzione e raggiungono spessori di oltre 200 m nei bordi
del cratere. Nelle zone più distanti, ad esempio nel Vallone
Magnano, a 3 km dal cratere, lo spessore si riduce a 1-2 m.
7 - Al termine della salita, in prossimità del faro abbandonato,
si trova un buon punto di osservazione. (Da qui parte il
sentiero per raggiungere la cima di M. dei Porri.)
Dal faro, si può vedere la costa settentrionale dell'isola, con
l'abitato di Malfa al centro di una piana che si è formata sopra
i prodotti dei vulcani più antichi (Rivi-Capo) ed è ricoperta da
materiale rimaneggiato proveniente dai prodotti di Pollara. La
piana è chiusa dal promontorio del vulcano Capo che prosegue nel
crinale di Serro del Capo.
Guardando verso monte a destra, si vede il Monte dei Porri e la
successione di colate di lava che si espandono simmetricamente
dalla cima fino ad appoggiarsi, sul versante più a destra, sopra
il vulcano Corvo.
Ai piedi del Monte Porri si apre la piana di Pollara, delimitata
dal crinale Porri-Corvo, fino al punto chiamato Filo di Branda,
dove affiorano i prodotti dell'antico vulcano Corvo,
attraversati dai dicchi di alimentazione magmatica, visibili
solo dal mare.
8 - Dal faro la strada scende verso Pollara attraversando tufi e
tufi brecciati, in alcuni punti rimaneggiati o rifluiti
all'interno della depressione, che ricoprono le lave di Perciato
con uno spessore di circa 30-40 m. Questi prodotti, saldati dai
processi di alterazione avvenuti dopo la loro deposizione,
indicano l'inizio della fase esplosiva di Pollara, successiva
alle colate di lava, di cui hanno la stessa composizione
chimica. La fase esplosiva è stata probabilmente innescata
dall'ingresso di acqua marina nel sistema di alimentazione
magmatica.
Dal piccolo centro abitato, reso famoso dal film Il Postino, si
segue la strada fino ad un piazzale, dal quale bisogna
proseguire a piedi.
9 - Percorso un breve tratto della strada che scende verso il
mare, bisogna salire oltre un muro di cemento a monte della
strada, prima di una curva, e seguire un sentiero che arriva
alla base di un canalone. Si risale il breve tratto ripido e
scivoloso (FARE MOLTA ATTENZIONE) e si arriva a dominare Punta
del Perciato. La colata di lava che scendeva in mare è stata
erosa fino a formare un arco, la cui "colonna portante"
rappresenta quasi per intero lo spessore della colata, con la
parte centrale massiva e la parte superiore, arrossata
dall'ossidazione, che costituiva la crosta superficiale, fredda
e fratturata. Il punto di emissione della colata è stato
cancellato dai successivi episodi esplosivi.
Da questo punto si vede anche la depressione di Pollara e la
falesia profondamente incisa. Nella falesia risaltano gli strati
di materiale orizzontali e di forma lenticolare formatisi
all'interno della depressione quando questa era chiusa verso il
mare ed era occupata da un basso specchio d'acqua.
10 - Tornando alla strada pavimentata, si può arrivare fino al
mare, attraversando i tufi nei quali si vedono le strutture di
scivolamento all'interno del cratere dopo l'eruzione.
Di fronte alla spiaggia emerge lo scoglio del Faraglione, resto
della colata di lava della fase effusiva iniziale.
Tornati in direzione di Malfa si segue la strada per Leni.
11 - Lungo la strada, prima del valico Valdichiesa, in un taglio
a lato della strada (una discarica) si vede una successione di
scorie, prodotto di eruzioni stromboliane del vulcano Porri, che
si appoggiano contro il fianco del Monte Rivi.
12 - Dal Valico Valdichiesa si vedono depositi piroclastici, di
colore giallo chiaro, chiusi tra le pendici dei due vulcani
Fossa e Porri e attribuiti alle fasi esplosive finali del centro
eruttivo di Pollara. Deviando verso il Santuario della Madonna
del Terzito, si raggiunge l'inizio dei sentieri che portano,
attraverso la cima di M. Rivi, nel cratere del Monte Fossa,
occupato da un castagneto secolare.
13 - Scendendo fino al porto di Rinella si possono vedere le
propaggini delle colate di lava del Porri e, sul lato sinistro
del porto, guardando il mare, i tufi derivanti dai flussi che si
sono incanalati tra i coni del Porri e del Fossa.
Nella parete di tufo sono ricavate alcune grotte usate dai
pescatori come riparo per le barche. Da Rinella partono due
sentieri segnalati; uno a destra, guardando il mare, arriva fino
alla zona di Filo di Branda; l'altro, verso sinistra, raggiunge
Lingua. Si tratta di due percorsi abbastanza lunghi, ma molto
interessanti, un tempo utilizzati dai contadini per raggiungere
i poderi e negli ultimi anni ripristinati a scopi
escursionistici.
14 - Tornati a Santa Marina, si segue la strada verso Lingua,
lungo la quale si possono vedere i prodotti dalle fasi eruttive
inziali del Monte Porri, chiamati Tufi Grigi.
Il ciclo eruttivo, uno dei più violenti avvenuto sulle Eolie,
iniziato dopo la formazione del livello conglomeratico, ha
costruito gran parte del vulcano Porri. I depositi visibili
lungo la strada consistono in prodotti da caduta, alternati a
strati di materiale che in origine ricopriva le ripide pendici
del Monte Fossa e che sono scivolati, dopo l'eruzione, sotto
forma di colate di fango.
Volendo fare un interessante percorso a piedi (almeno 4 ore di
tempo), da Lingua si può salire verso il Pizzo Menavento e poi
al crinale del M. Fossa, scendendo quindi a S. Marina. L'inizio
del sentiero non è segnalato ma, consultando le guide locali, si
raggiunge una lunga scalinata scavata interamente nel tufo
vulcanicoche porta fino al crinale del M. Fossa. Un tratto del
percorso è fiancheggiato da muri a secco costruiti interamente
con bombe vulcaniche "a crosta di pane",.
Il sentiero porta fino al centro del cratere del Fossa, dove due
percorsi segnalati (uno lungo il Vallone del Castagno e l'altro
nel serro Favarolo) consentono di raggiungere S. Marina.
Entrambi i percorsi consentono di vedere la successione quasi
intera dei prodotti eruttivi del vulcano Fossa delle Felci.
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