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Il giro dell'isola in auto
Il modo senz'altro migliore e più indicato per farsi un'idea
complessiva dell'isola di Lipari è quella di percorrerla in
automobile. Le quattro ruote, fra l'altro, permettono di
arrivare abbastanza agevolmente ovunque, consentendo così in
tempi rapidi una lettura a 3600 della "capitale delle Eolie".
Naturalmente non c'è solo l'automobile: la seconda ipotesi,
descritta in seguito, prevede il giro in battello, interessante,
suggestivo, con angolazioni e prospettive differenti. Come si
noterà, il percorso in macchina prevede poi una serie di soste
"strategiche" là dove è possibile affrontare piccole escursioni
a piedi, importanti per completare e approfondire la conoscenza
con questa suggestiva realtà.
Si esce da Lipari proseguendo per Marina Lunga, quindi lungo la
strada panoramica che conduce a Canneto di Lipari. La strada
prende a salire, con tornanti che offrono qua e là interessanti
frammenti di panorama, ad esempio sulla Rocca del castello o
ancora sul tratto meridionale di Lipari. Poi ecco Canneto di
Lipari, caratterizzato da una spiaggia sulla quale si affaccia
una sfilata di case dall'aria oggi pittoresca e, un tempo,
essenzialmente funzionale. Si trattava delle abitazioni degli
operai che estraevano la pietra pomice dalle vicine cave. Giunti
in fondo al paese, vale la pena prendere la deviazione a monte
per la soprastante frazione di Lami, vero e proprio balcone
panoramico che permette di estendere la vista sull'intero
arcipelago. Da qui è possibile affrontare una delle poche
escursioni a piedi praticabili sull'isola di Lipari. Il percorso
è breve ma consente di raggiungere il cratere delle Rocche
Rosse. Ancora su strada: per costeggiare il monte Pelato e
superare le cave di pomice, oggi abbandonate come lasciano
intuire gli impianti e le costruzioni completamente trascurati.
Meglio dunque proseguire per la spiaggia di Porticello,
attrezzata con tanto di parcheggio. La strada si insinua nelle
colate delle Rocche Rosse, e ancora una volta è "obbligatoria"
una sosta per proseguire a piedi all'interno di uno scenario
lavico aguzzo e quasi lunare. Ancora in vettura, il percorso
continua alla volta della spiaggia di Acquacalda, oltre la quale
si estende l'ultimo pontile superstite al quale attraccavano le
navi adibite al trasporto della pietra pomice. Poi ancora
l'asfalto riprende a salire lungo le pendici del monte Chirica,
avvolto in primavera nei cromatismi esuberanti della macchia
mediterranea. Da qui a Quattropani il panorama si apre alla
vista dell'isola di Salina. Giunti a Quattropani è possibile
affrontare un'ulteriore, breve escursione a piedi fino alla
Chiesa Vecchia. Poi, ancora in macchina, ecco la frazione di
Chirica Rasa e subito dopo una stradina. Si arriva a un'antica
miniera di caolino dove è possibile avvistare alcune fumarole.
Il tratto che divide Quattropani da Piano Conte offre uno
scenario tipicamente rurale, dominato da coltivazioni a vite e
da campi sui quali si affacciano, qua e là, alcune case. Oltre
Piano Conte, una strada sulla destra conduce alle terme di San
Calogero. Ripreso il tragitto principale, ecco il belvedere di
Quattrocchi, dal toponimo pieno di significato e giustificato
dal panorama che comprende Punta Perciato, i faraglioni di
Pietra Lunga e Pietra Menalda, l'isola di Vulcano. L'ideale è
arrivare qui nel tardo pomeriggio. E in questa ora che la luce
calda del sole satura di sfumature e di intensità le rocce
circostanti.
Calato il sole si potrà ritornare a Lipari, dove nel frattempo
ristoranti e trattorie tipiche ci attenderanno, giusto in tempo
per la cena.
ll giro dell'isola in barca
Il modo più naturale e autentico per "abbracciare" l'isola di
Lipari è costituito dalla gita in barca: durante il percorso
potremmo immaginarci le storie vissute in queste acque dai primi
esploratori e abitanti, nonché dai predatori saraceni che si
spingevano fin qui per saccheggiare i borghi
dell'isola.
Un viaggio oltremodo suggestivo per vivere a contatto quasi
diretto con il mare, padrone pressoché incontrastato di questo
angolo di natura e determinante anche nella formazione culturale
degli eoliani. Il giro in barca procede in pratica in direzione
opposta rispetto a quello suggerito in automobile. Subito, e da
prospettiva radicalmente mutata, il Belvedere di Quattrocchi,
lassù, in cima alla scogliera a picco. Oltre l'istmo che divide
Lipari da Vulcano, ecco uno slalom di emozioni procedere
attraverso punta Crapazza, la piccola spiaggia di Vinci, gli
scogli di Pietra Lunga e di Pietra Menalda (gli stessi che,
forse il giorno prima, abbiamo osservato con stupore dall'alto
Belvedere di Quattrocchi). Poi Punta Perciato, disegnata dal
mare, e ancora la Pietracacata (il toponimo la dice lunga sull
"attività" praticata in questa zona dai gabbiani) e gli scogli
delle Formiche. Le emozioni si susseguono senza tregua, dalla
scogliera di monte Guardia si passa rapidamente alla spiaggia di
valle Muria. Poi ecco ancora la Pietra del Bagno, Cala Fico, la
punta del Cugno Lungo, gli scogli delle Torricelle. E ancora le
spiagge di Acquacalda, cui segue l'area estrattiva ormai
dismessa, con il pontile per le navi da carico che trasportavano
un tempo la pomice. Oltre Capo Monterosa è infine la volta di
Lipari.
Una gita a piedi
Dalle cave di Caolino, vicino alle fumarole, si deve
discendere di quota seguendo ciò che rimane di una strada, mai
completata, che si voleva costruire per permettere agli
automezzi di raggiungere la miniera di caolino dal mare. In meno
di 20 minuti si discende il vallone, in un ambiente davvero
selvaggio e solitario. Raggiunto il pianoro, una stradella
sterrata costiera conduce, a sinistra, alle terme di San
Calogero in 40 minuti. La si imbocca, invece, a destra e, dopo
poche decine di metri, si segue una debole traccia che piega a
sinistra, verso il mare e che raggiunge un angolo di paradiso,
meta solo di quei pochi liparoti che amano la tranquillità e la
solitudine conquistate dopo lunghe passeggiate. Alla fine della
traccia si è in cima a punta Palmeto, dove si riconoscono i
resti di una torre di avvistamento saracena in pietra lavica. La
punta forma verso settentrione una piccola baia nella quale
svettano i faraglioni chiamati le Torricelle. Sul lato opposto
si può scendere al mare e fare il bagno in totale solitudine e
in un mare limpidissimo. Si segue quindi a sinistra la costa
rocciosa che offre una seconda ed ampia baia a picco. Dopo i
resti di un manufatto in mattoni (forse un abbeveratoio) si
incontra e si attraversa il letto lavico di un torrente e si
prosegue sino a ritrovare la stradella e la si percorre verso
sud in un silenzio assoluto. La stradella attraversa quelli che
un tempo erano grandi campi di orzo e di frumento prima di
raggiungere la splendida cala Fico, con altri grandi faraglioni
più vicini alla terraferma. Il sentiero sale leggermente di
quota e punta verso l'interno. Si incontra un uliveto e, sulla
sinistra, si può imboccare una scorciatoia che evita un largo
giro. Questo sentiero è molto antico e in gran parte lastricato
di pietre.
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