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L'abitato in parte si estende
lungo le due pittoresche insenature di Marina Lunga e di Marina
Corta e in parte è distribuito attorno al suo castello (secolo XVI), l'antica acropoli della città greca e romana, che si erge
maestoso, su alta roccia di lava liparitica, con titanici
bastioni cinquecenteschi strapiombanti sul mare.
L’acropoli, denominata Castello, costituisce ancora oggi il
punto focale del centro storico, nel quale si conservano
testimonianze del passato; entro il perimetro delle mura posero
le loro sedi le popolazioni del neolitico, quelle della prima
età dei metalli, dell'età del bronzo e dell'età greca e romana,
come dimostrano i ritrovamenti archeologici.
Dell'antica città, oltre alle stratificazioni preistoriche,
rimangono i resti ellenistici, le chiese, l'antico palazzo dei
vescovi adiacente la cattedrale costruita da Ruggero il Normanno
nel 1084 ma totalmente rifatta in età barocca: conserva della
struttura originale le volte a crociera ogivale, pregevoli
decorazioni e stucchi del secolo XVIII e dipinti di grande resse
artistico.
Le chiese dell'Immacolata, con la sua liscia facciata a lesene
scure, dell'Addolorata, di origine medioevale ma con cupoletta
cilindrica e facciata barocca e quella di Santa María delle
Grazie, con facciata settecentesca, hanno tutte pregevoli
architetture.
Tra le opere d’arte sono degni di rilievo un’Addolorata, che si
trova nella chiesa omonima, e altri dipinti di Girolamo
Alibrandi.
Sono ben conservate le mura erette dagli Spagnoli nel secolo XVI,
LE imponenti fortificazioni cinquecentesche che si ergono a Sud
e inglobano precedenti fortificazioni del secolo XIII, con torri
a difesa piombanti e una torre, elemento delle mura greche, la
quale presenta ancora 23 filari isodomi di blocchi squadrati.
Da questa porta torre e da un passaggio con volte ogivali si
accede dalla cívitas all'arnpia zona del Castello. All'inizio
del nostro secolo uno squarcio praticato nelle mura ha
interrotto le fortificazioni spagnole (distruggendo così parte
delle vestigia preistoriche e classiche), per creare un accesso
diretto dalla via Garibaldi alla cattedrale.
La necropoli greca di Lipari si estende nella pianura di Diana
fra il vallone Ponte e il vallone di Santa Lucia a Nord. In
questa contrada essa si sovrappone a un vasto insediamento
preistorico fiorito dalla fine del Neolitico alla prima età del
Bronzo, ma nel quale la massima intensità di vita si è avuta nel
Neolitico superiore, in quella fase culturale che in tutta
l'Italia è oggi designata con il nome di "cultura di Diana".
Nella chiesetta di San Nicola, oltre Portinente, si osserva un
architrave costituito da un frammento architettonico di età
classica; qui è venuto alla luce un ipogeo simile a quelli
scoperti a Diana di età romana.
A Piano Conte, esteso pianoro disseminato di case coloniche,
sono state trovate stazioni preistoriche (ceramica, accette
levigate eccetera) della tarda età neolitica e delle prime fasi
dell'età dei metalli.
Presso le terme di San Calogero, si vedevano, nel XVIII secolo,
i resti di edifici romani. Nella località denominata La Bruca,
sono stati rinvenuti vasi, ciotole e statuette in terracotta di
età greca. Antiche ceramiche sono state scoperte nella zona
chiamata Palmeto.
Tra i prodotti litoidi dell'isola, la pomice è l'unico materiale
ancora sfruttato, dopo l'abbandono del giacimento di caolino di
Bagnosecco.
I giacimenti di pomice dell'isola si estendono lungo la costa
orientale e settentrionale, fra i centri di Canneto e Acquacalda,
per complessivi 8,4 Kmq (più del 22% della superficie totale
dell’isola); costruiscono inoltre la maggior parte del monte
Pelato (m 476), del monte Chirica (m 602), della Forgia Vecchia
e in minor misura del monte Sant'Angelo (m 594).
I crateri della Forgia Vecchia e del monte Pelato hanno eruttato
anche colate di ossidiana; quella delle Rocche Rosse, eruttata
dal monte Pelato, dopo aver superato la barriera dello strato
delle pomici, si è riversata sulla costa formando un piccolo
promontorio, punta Castagna.
La pomice di Campobianco si ritiene sia stata emessa dal cratere
del monte Pelato; le sue varie eruzioni avrebbero ricoperto
anche il monte Chirica. I giacimenti di pomice maggiormente
sfruttati sono quelli di Campobianco e del monte Chirica; la
lavorazione avviene negli stabilimenti di Porticello dove si
ottengono vari tipi di pomice in pezzi e vere per uso
commerciale.
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