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La storia, il paesaggio e
l'uomo
Sullo stato di conservazione
dell’ambiente di Filicudi vale quanto si è scritto di Alicudi,
con la quale l’isola condivide la stessa posizione geografica.
Chiamata dai Latini Phoenicodes e Phoenicussa, l’origine di
questo nome è controverso: improbabile l’ipotesi che fosse ricca
di palme del genere Phoenix; altre ipotesi si riferiscono alla
presenza di stabilimenti fenici. E’ più plausibile però che il
nome derivi dalle felci che qui crescevano rigogliose.
Quest’isola presenta tracce di antichi insediamenti, i primi
risalenti al 3.000 a.C. (ceramiche dello stile di Diana). Il
sito più importante è quello della penisola di Capo Graziano che
col suo nome ha dato un’impronta culturale alla società locale
della prima età del Bronzo. I materiali e le capanne costruite
successivamente sono più raffinati e prendono il nome di cultura
del Milazzese, fiorita sempre sulla Montagnola di Capo Graziano,
ma ad un livello diverso; nello stesso luogo sono state
rinvenute interessanti sepolture, in grotte naturali. Alla fine
del XIII sec. a.C. sembra essersi interrotta la vita sull’isola,
che rimase disabitata per un certo periodo; comunque in loco
sono state trovate tracce del periodo classico: abitazioni e
ceramica nera d’impronta greca; del periodo romano resta una
grande cisterna accanto ad un abitato contemporaneo.
Tra il materiale archeologico depositato al Museo di Lipari,
grande interesse suscitano i relitti marini trovati sui fondali
di Filicudi a Capo Graziano.
Per gentile concessione
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