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Homepage>alicudi>in giro per l'isola

 

Parlare di "escursioni", nel caso dell'isoletta di Alicudi, appare se non paradossale quanto meno limitativo. Non esiste, qui, altra possibilità di spostarsi (eccezion fatta, ovviamente, per le imbarcazioni, che spianano tuttavia la strada ad altri tragitti), per cui l'escursione non rappresenta necessariamente un momento di svago, di osservazione, di sport, ma al contempo una necessità.

Muoversi a piedi, per il turista, significa dunque, spesso, unire l'utile al dilettevole. Alicudi e i suoi silenzi; Alicudi e la sua natura, burbera e intatta; Alicudi e la mano dell'uomo, non così lunga da potere arrivare fin qui a stravolgere scenari e abitudini. Alicudi e i suoi sentieri, non tutti agevoli, siamo d'accordo, e però solcati dal vento, tracciati dalla quiete, incorniciati dal mare. Percorrerli è prima ancora di un rito, una necessità: qui l'asfalto non è

 arrivato, l'unico suono di motori che si conosce è quello delle imbarcazioni che approdano, ripartono, oppure passano in lontananza. Prima ancora che di sentieri è il caso di parlare di scalinate, composte dalla fatica dell'uomo che ha levigato la pietra lavica per poi disporla a scalini, offrendo un'inconsueta geometria della natura in un contesto arruffato e dal fascino profondamente selvaggio. Si arriva in porto, e subito si affrontano le scale: una necessità, prima ancora che un piacere, il piacere dell'escursione.

Oltre le case che circondano il piccolo approdo, ecco aggrapparsi al territorio scosceso un universo di coltivazioni a terrazza. Più in alto è il villaggio abbandonato. Perché fu costruito quassù? Per limitare i danni in caso (reale e frequente) di invasione saracena. Più in alto, la Fossa Gerbia, il piano dell'Arpa. Quindi l'antico cratere, la vetta, e finalmente l'occhio può rilassarsi e scrutare il panorama che si estende fino all'orizzonte. Non tutte le scale conducono qui.

 Si può ad esempio salire a Pianicello, altro minuscolo borgo, questa volta abitato da turisti, per proseguire fino alla contrada Tonna, le cui costruzioni rivelano il fascino originario e intatto delle pareti in nuda pietra. Solo dalla barca è invece possibile avvistare i "fili": sottili colate di lava ormai rappresa che disegnano lunghe strisce sulle pareti del vulcano; oppure ancora le "sciare", cioè le pietraie di materia lavica raffreddata. L'imbarazzo della scelta, per quanto riguarda il soggiorno, non è di casa, qui. L'albergo è quello, il ristorante pure. L'alternativa migliore è affittare un'abitazione - o una stanza - e rifornirsi nei negozietti di alimentari giù al porto.

 

 

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