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Denominazione
RNO Isola di Alicudi
Provincia
ME
Comuni
Lipari
Estensione zona A - zona B
371,25 Ha di cui 278,45 in zona A e 92,8 in zona B
Riferimenti geografici
I.G.M. - F. 244 III N.O.
Data Istituzione
D.A. 484 del 25/7/97 (Piano Reg.)
Alicudi:
l’isola del fuoco e dei “rifriscatura”
L’isola di Alicudi è la parte emersa di un edificio vulcanico
che si sviluppa per oltre 1.000 m sotto il livello del mare e
che emerge per 675 m. Dal punto di vista geo-tettonico è uno
strato-vulcano in cui colate laviche si sono alternate ad
emissioni scoriacee, fra le quali prevalgono bombe, ceneri e
lapilli e con cupole di ristagno (lave solidificatesi
all’interno del cratere poco prima della fuoriuscita).
Nonostante la similarità della composizione chimica con quelle
della gemella Filicudi, le lave di Alicudi, si sono originate in
condizioni diverse di pressione di ossigeno (più bassa) e di
acqua (alta). Non sono documentati fenomeni di vulcanismo
secondario come sorgenti calde e fumarole; nell’isola, però, si
osserva il fenomeno singolare dei soffioni con emissioni di aria
a temperatura costante (7° C), detti localmente rifriscatura.
Il paesaggio vegetale è dominato dalla gariga a cisti. L’isola è
ricoperta da arbusti e cespugli, resistenti al vento ed alla
salinità, sempreverdi e tipici della macchia mediterranea
rappresentati dalla ginestra di Gasparrini, dall’artemisia
arborescente (o erba bianca), dall’euforbia arborea, dall’erica
arborea e dal ficodindia. Le coste rocciose sono colonizzate da
una vegetazione pioniera specializzata a vivere in ambienti
fortemente influenzati dal mare, tra cui spiccano i perpetuini
delle Eolie ed il limonio delle Eolie, specie endemiche di cui
la prima esclusiva di questo arcipelago, la seconda presente
anche a Capo Milazzo ed in Calabria. Sulle aree aperte caccia il
gheppio, falchetto molto diffuso in Sicilia. Tra i mammiferi i
più frequenti sono il coniglio selvatico, il ratto e il topolino
di campagna. Tra gli uccelli il falco della regina, ma anche il
gabbiano reale, la passera sarda, il fanello, il culbianco, la
balia e la monachella. Anche Alicudi si trova sulla rotta
migratoria degli uccelli. I fondali marini sono dirupati, in
gran parte nudi, gli anfratti riparati e le grotte ospitano bei
concrezionamenti coralligeni.
La Tonna: insediamento abitativo dove è funzionante un trappeto.
La Montagna: insediamento umano del XVIII sec..
Pantalucci: piccola spiaggia, riparo per i pescatori.
Chiappe lisce: piccole vasche scavate nella roccia con acqua
sulfurea. Sono ubicate sotto il “Grottazzo”, a metà della costa
N.O. superata Punta Galera.
Chiamata anticamente Ericusa, perché ricoperta dagli arbusti
dell’erica, Alicudi è la più periferica delle Eolie ed anche la
più occidentale. L’isola è una montagna conica dal perimetro
circolare, dalle pareti ripide ed accidentate. Sul versante
orientale si trovano le uniche zone pianeggianti: in località
Bazzina sullo stesso livello del mare ed in località Dirittusu,
a 500 m s.l.m..
Nota suggestiva del paesaggio sono i terrazzamenti intagliati
nei fianchi ripidissimi del vulcano, ma i rifriscatura, soffioni
di aria freddissima che gli abitanti del posto adoperano per
conservare gli alimenti, sono la vera peculiarità di questa
terra vulcanica. L’opera dell’uomo nei secoli ha ricavato
appezzamenti di suolo agricolo anche su ripiani ridottissimi e
li ha consolidati con muretti di pietra per bloccare
l’asportazione del suolo dovuta allo scorrimento delle acque ed
allo sferzare dei venti. Alicudi fu abitata sin dal tempo della
prima età del Bronzo: le testimonianze archeologiche sono oggi
custodite presso il museo di Lipari. Rappresenta un punto di
sosta per gli stormi di uccelli migratori di diverse specie che
nell’arcipelago trovano ristoro e sosta e, in alcuni casi, anche
le condizioni ottimali per nidificare.
Per gentile concessione
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